Pensieri di controbalzo

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È forse questo il progresso? La tecnica che applicata alla vita quotidiana migliora e semplifica la vita di ognuno di noi, è forse questa? Non credo. Semmai toglie tempo e interazioni, agevola il pensiero egoistico e costruisce muri contro il “sentire” e “l’essere” degli altri. Questo non è progresso. Che fine farà il sapere dei vecchi che ormai parlano una lingua sconosciuta in un mondo che non riconoscono. Che fine faranno la memoria e le storie del secolo scorso. Che ambizioni hanno adesso quei giovani incollati allo schermo di un telefono che costa una mensilità di uno dei loro genitori e che usano solo per apparire come repliche di uno you tuber o di un rapper. In una società nella quale conta più l’involucro che il contenuto, in un mondo che si gira dall’altra parte quando gli metti davanti i dati sull’inquinamento globale, in un continente che vive nel lusso e che non si degna di aiutare il vicino che bussa alla porta e non ha niente, in questa nuova ondata di rifiuto alla politica e alla comunità, io sono vecchio a trent’anni e non mi ci riconosco. Che almeno questo periodo possa servire per capire che per vivere basta poco e niente e che le nostre comodità sono anche la nostra prigione. Madre Teresa di Calcutta diceva: “ciò che non ti serve, ti pesa”. Viviamo con semplicità, rispettiamo la natura e capiamo che le relazioni sono di gran lunga il bene più prezioso donatoci. Dopo questa pandemia, il mondo andrà ripensato. Per fare un passo avanti dobbiamo fare un passo indietro.

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Che io mica lo sapevo che mi piacesse così tanto la Vespa. Pensavo di prenderne una giusto per andarci al fiume l’estate e sentirmi un pò figo di San Lazzaro, di quei tipi col ciuffo che non si scompone neanche col vento a settanta all’ora e che scende dalla Vespa e si butta in acqua ancora con gli occhiali. Questo vedevo mentre mettevo la firma sul contratto d’acquisto. Poi ho iniziato ad usarla ogni giorno e ho scoperto che Cremonini mica è un coglione qualunque che raggiunge il successo così, solo perchè ha il ciuffo come quelli di San Lazzaro, no. La canzone 50 special quando la ascolti, anche sul divano, in realtà sei in terza, giù da Montecalvo e preghi la Madonna di San Luca che a Croara inizi a funzionare il freno di dietro. E poi c’è stato Giorgio Bettinelli che con i suoi libri mi ha fatto viaggiare in tutti i continenti e conoscere ogni popolo attraverso la sua penna e la sua Vespa. Mio cugino, che aveva una 50 special del 1982 con attaccato, appena sotto al faro, un adesivo col faccione di Jim Morrison, qualche anno fa è caduto a velocità pressocchè inesistente, lungo un sentiero, mentre tornava dal castagneto. La Vespa è scivolata in un burrone ed è rimasta per un anno, dico un’anno intero, laggiù. La neve, la pioggia, il caldo e la solitudine ha patito. Eppure, quando dopo un anno è andato a tirarla fuori, lei, al primo colpo di pedalina, si è accesa, felice di vedere il suo padrone come Fido alla stazione. Può darsi che, in futuro, venga giù il cielo o che un’asteroide colpisca la terra, ma la mia Vespa sarà sempre là ad aspettare che spinga con forza la pedivella dell’accensione e sarò libero ancora, come la prima volta.

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